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Chris Ayres Corrispondenza di guerra per codardi Traduzione di Simone Garzella Leggi il primo capitolo 15 x 21 cm 336 pp. PB ISBN: 978-88-87469-57-8 Italiano CHF 32,- Euro 21,- Chris, 31 anni, è il corrispondente del Times da Los Angeles, dove frequenta il mondo dello show-business e si occupa principalmente delle star hollywoodiane e di quello che le riguarda. Una mattina all’alba viene svegliato dal suo caporedattore, che gli propone di andare come inviato in Iraq seguendo le truppe dei marines come giornalista embedded. Il reporter, mezzo addormentato, risponde di sì. Ma quando si accorge di cosa quel semplice sì significhi, nonostante il terrore è troppo codardo per rimangiarsi la parola data al giornale. Il giornalista mondano si ritrova dunque nel deserto iracheno, insieme a un battaglione di marines soprannominati i Long Distance Death Dealer. Corrispondenza di guerra per codardi (titolo originale “War Reporting for Cowards), del giornalista del Times di Londra Chris Ayres, parla della guerra in Iraq e di alcuni degli eventi più importanti che hanno segnato la storia degli ultimi anni con grande acume e molta ironia. L’autore ripercorre in questo diario le proprie esperienze giornalistiche, che lo hanno portato suo malgrado ad assistere agli eventi più importanti dal 2001 ad oggi. Il saggio descrive gli orrori e le paure della guerra ma con un’ironia e un umorismo nero che lo distinguono da tutti gli altri. Se un saggio-testimonianza come “Dentro la Guerra” di Monica Maggioni, un’altra embedded, è rivolto soprattutto agli esperti del settore, Corrispondenza di guerra per codardi è destinato al grande pubblico, tanto che i diritti cinematografici del libro sono stati appena acquistati dalla Blueprint Pictures and Thunder Road Entertainment, un’affiliata della Warner Brothers, e il libro ha raggiunto la Top 40 della lista dei best-seller di Amazon.com. Evitando ogni giudizio sull’opportunità della guerra in Iraq, Ayres, inviato a soli ventisette anni, ne descrive gli orrori e soprattutto la paura provata da un uomo che si sente costantemente al posto sbagliato nel momento sbagliato e tutto per un sì detto mentre ancora stava cercando di riprendersi dai postumi di una sbronza. Ayres infatti è un ipocondriaco, ossessionato dal terrore di essere malato di diabete o di Alzheimer. Come se non bastasse, soffre di attacchi di panico ed è in sovrappeso. Non certo l’immagine dell’inviato di guerra impavido e virile cui siamo abituati e Ayres ha affermato di aver voluto tracciare nel suo libro il ritratto di una generazione assediata dall’ansia, fatta di giovani circondati dagli agi che a un certo punto della vita hanno dovuto cominciare a fare i conti con la paura del terrorismo, con la consapevolezza della possibilità della morte. Ed è questo che rende affascinante il libro, come lo rende affascinante la paura costante provata da Ayres in guerra, una paura che l’autore non esita a mettere a nudo con grande autoironia, fino a confessare di aver voluto diventare giornalista per incontrare le celebrità ed essere invitato ai party più esclusivi. Il libro descrive dunque un passaggio da un mondo a un altro: Ayres, che conosce la guerra solo attraverso i film di Hollywood, si ritrova a dover affrontare disagi mai immaginati, tanto che per dormire il povero Chris – al quale non è mai piaciuto neppure il campeggio – si deve trasformare in un vero e proprio contorsionista. Il suo pensiero costante è quello di essere ferito gravemente, decapitato o rapito, soprattutto dopo che si rende conto che i 5000 dollari che il giornale gli dà come anticipo sulle spese in realtà servono proprio in caso di rapimento. Teme inoltre di ammalarsi della cosiddetta sindrome del Golfo o di rimanere coinvolto in un attacco compiuto con armi batteriologiche, oltre che cose più comuni come scorpioni e ragni velenosi. In Corrispondenza di guerra per codardi, Ayres si dipinge come l’uomo che si trova costantemente nel posto sbagliato. Pagine di black-humour sono ad esempio dedicate al crollo delle Torri Gemelle: il destino vuole che Chris sbarchi a New York come corrispondente economico per il Times il 10 settembre del 2001 e che il giorno successivo si trovi ad appena tre isolati di distanza dal World Trade Centre quando inizia il crollo. In questo caso la testimonianza di Ayres è stata giudicata dal Sunday Times come una delle migliori del libro. Inoltre, successivamente, all’ufficio in cui Chris lavora prima di essere trasferito a Los Angeles viene inviato dell’antrace e il collega che lavora nel box accanto al suo si ammala. Tra le pagine più divertenti ci sono quelle dedicate alla preparazione in vista della partenza, con Ayres che cerca di imparare come si arresta il flusso del sangue in caso di ferita (l’ideale per chi soffre di ipocondria!) e che fa acquisti nei negozi più alla moda di Los Angeles, come se la meta non fosse l’Iraq in guerra ma qualche isola tropicale. Ad esempio Chris compra una tenda gialla canarino con una croce rossa disegnata sopra: il bersaglio perfetto per il nemico, si renderà poi conto. Nonostante inoltre gli sia detto di portarsi un solo cambio, il giornalista parte con così tanta roba (dalla biancheria alla moda allo spazzolino elettrico fino alla guida Lonely Planet del Medio Oriente) che per andare in aeroporto deve affittare un carrello portabagagli. Ma in Iraq deve imparare come si usa una maschera antigas e quanto possa essere scomoda una tenuta militare con tanto di elmetto protettivo. Deve soprattutto convivere con gli spari dei cannoni, il buio assoluto del deserto, gli atteggiamenti sospettosi e un po’ irritati dei marines, imparando che i giornalisti non godono di nessun privilegio ma sono soltanto bersagli tra una serie di altri bersagli. Il libro offre, come ha scritto Michiko Kakutani sul New York Times, delle istantanee indelebili della guerra, descrivendo il macabro elisir della noia, la paura propria di una campagna militare e la situazione anomala di un giornalista embedded, che sulla guerra sa addirittura meno di chi siede di fronte a una tv dall’altra parte del mondo, vista l’impossibilità di accedere ai mezzi di comunicazione. E così, quando i militari gli confiscano il telefono satellitare per paura che il nemico localizzi la loro posizione, dopo appena nove giorni di guerra Chris decide di lasciare l’Iraq e tornare a casa. È la parte più pericolosa del suo viaggio: prima il convoglio che deve portare Chris in Kuwait viene attaccato, poi una granata esplode vicino all’elicottero che lo sta trasportando lontano dalla zona di guerra. Quando arriva a Kuwait City, Chris fa un pasto luculliano, che conclude con tre cappuccini. Ma l’esperienza è servita almeno a fargli passare l’ansia. Commenta l’autore con ironia: "non ho più paura delle bombe nella metropolitana. Stamattina cantavo sotto la doccia perché l’acqua era calda e perché nessuno stata cercando di uccidermi". Ayres descrive in maniera vivida, in presa diretta, cosa significhi vivere al fronte nel XXI secolo, nell’era delle bombe intelligenti e delle armi batteriologiche, un mondo tecnologico di morte e distruzione. L’autore parla inoltre dei marines, del Capitano Hotspur, che quando incontra Chris gli dice "La gente pensa che l’artiglieria sia noiosa. Ma noi uccidiamo più gente di chiunque altro", del Caporale Marphy che gli chiede "Si combatte molto a Londra?" e delle truppe che chiedono rassicurazioni sugli scopi e i risultati futuri della loro missione e che vivono una vita fatta di cibo immangiabile e biancheria puzzolente, scandita dall’alternanza tra una noia che ottunde la mente e terribili scoppi di violenza. Sotto le stelle della Mesopotamia, uno dei soldati sogna di comprarsi una casa in Iraq per quando andrà in pensione, oppure di aprire il primo Starbucks di Baghdad. I GIUDIZI DELLA CRITICA La Kirkus Reviews ha giudicato War Reporting for Cowards uno dei migliori libri del 2005. “Indispensabile”. New York Times “A miracle of observation.” Sunday Times (London) “Laugh-out-loud.” Time “Gripping.” People “An excellent read.” Observer (London) “Ayres's wry descriptions of preparing to be an embed are imbued with a refreshing Gen-X view of the world. Ayres's stories of life with the Marines are gripping.” People “Imagine George Costanza from Seinfeld or one of Woody Allen's hypochondriacal heroes being sent off to cover the Iraq war, and you have a pretty good idea of what Chris Ayres's hilarious new memoir is like […] The book reads as though Larry David had rewritten MASH and Evelyn Waugh's Scoop as a comic television episode.” Michiko Kakutani, The New York Times “Ayres writes in a breezy, cheeky style that is often very funny.[…] Excellent… among the best of the growing number of accounts of the Iraq War.” John Brady, San Francisco Chronicle “Ayres' book is exciting, revealing and very, very, funny. […] Ayres makes no attempts to protest or proselytize, and the book is all the better for it. He simply tells his experiences, and tells them delightfully well. And while the book is humorous, Ayres doesn't dodge reality.” Howard Shirley, BookPage “Antiwar only in the sense that it presents an unvarnished (and nauseating) picture of combat, War Reporting for Cowards provides details of conflict journalism that a more daring or combat-seasoned writer might never have thought to record, or would have been ashamed to admit…Beyond the laughs, he powerfully conveys the physical miseries of combat life, the terror of being under bombardment and the ethical impasse of wanting desperately to survive, even if it means the deaths of those on the other side of the battlefield.” Regina Marler, Los Angeles Times “Ayres’s descriptions take on a terse Hemingwayesque brilliance… Once we finally get to Iraq, Ayres is at his journalistic and comic best.” Gary Shteyngart, New York Times Review of Books “Much of the book's setup – its immediate plunge into the Iraq War and then its flashback to fill in how the poor schmo got there – is wonderfully funny, perfectly pitched. And one of the more accurate reports of reporting today…” Jerome Weeks, Dallas Morning News “Ayres is unique in his humor-driven and slightly sarcastic slant.” Library Journal “No American war correspondent would have dared to write War Reporting for Cowards… his descriptions about Sept. 11 are wrenching, sympathetic and somehow wry…Ayres never really accepts his circumstances, stubbornly refusing to create what is sometimes called a "new normal." He just wants the old normal back. Don't we all?.” Jeanne A. Leblanc, Hartford Courant “Here is a reporter who can write, can tell a story, can make you laugh and make you cry. Reading War Reporting for Cowards will give you lots of laughs, and many squirms of uncomfortable self-recognition at your own condition as a 21st-century human being.” Natalie Bennett, Blogcritics “Wildly entertaining…” Martha Bayne, Chicago Reader “Ayres’s memoir would seem endlessly whiny if it weren't so dramatic and funny.” The Arizona Republic “Seriously good and hysterically funny. More importantly – a refreshing read amid some of the other B.S. written about the media in hostile environments” Chris Cramer, CNN “An hilarious and disturbing account of a man who wants nothing more than Starbucks in the morning.” Times-Picayune “he writes in a way that offers both brutal honesty and situational question marks that entice the reader to have a laugh at his expense.” Jesse Haberman, The Cleveland Plain Dealer “The most honest rendering we've seen of embedded life, hands down, comes from Chris Ayres.” Howard Kurtz, The Washington Post “A first-rate glimpse of how terrifying are the wages of war, and not just the carnage and doom: the first time he needs to use the field as a toilet, he squats directly over a tarantula's nest.” Kirkus Reviews “The book's strengths lie in Ayres's details of the gritty, hot, lonely daily grind.” Publisher’s Weekly “Ayres takes readers on a unique journey through the war in Iraq. His description of both the philosophical and the mundane aspects of war are incisive and often surprising, and War Reporting for Cowards is an objective, funny, intensely detailed trip into the heart of modern warfare.” Powell’s Books “Easily the best book I’ve read from the ‘embedded’reporters in the Iraq war, and brings to mind such classics of war literature as Evelyn Waugh’s Scoop.” Zimmerblog “An excellent read.” The Oberver “An unlikely, even incredible story… It tells the truth about war in a way that most memoirs don't… Brilliant.” Martin Bell, BBC “At once hugely entertaining and, suprisingly, a better insight into the sheer awfulness of war than any gung-ho adrenaline junkie could ever achieve.” Metro (London) “Brilliant. 5/5.” Nuts magazine (London) “Ayres has invented a new genre: a rip-roaring tale of adventure and derring-don't.” Toby Young, author of How to Lose Friends and Alienate People “Ayres' rookie fear and unique observations make a memorable new voice.” The Independent “Hilarious.” Ken Vernon of The Bulletin (Australia) “War Reporting for Cowards may become a war-reporting classic, perhaps even a nonfiction version of Evelyn Waugh's Scoop.” The Australian (Syndey) |