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Contiene frutta secca

Noto per i suoi libri umoristici e per alcuni sketch scritti per la Rai, Umberto Domina con questo romanzo ha vinto nel 1966 il Premio Bordighera per la letteratura umoristica.


È la sua Sicilia – la cittadina di Catrojanni, esattamente – a fare da sfondo alla vicenda narrata che vede come protagonisti un ragioniere milanese, Gualtiero Borletti, impiegato dell’Agenzia Internazionale Ricerche di Mercato finanziata dal governo degli Stati Uniti d’America, e un giornalista, Gaetano Zappalà, convinto a collaborare con lui ad un’operazione di Marketing.

Tutt’intorno si muovono una serie di personaggi che, come apprendiamo dallo scrittore nell’Introduzione dedicata alla figlia Jenny, corrispondono a figure reali anche se, citiamo: «cedendo alle cortesi insistenze dell’art.595 del Codice Penale – ho preferito usare nomi e cognomi di fantasia».

L’ironia regna ovunque: nell’accostamento tra due realtà diametralmente opposte, quali possono essere quella siciliana e quella lombarda; nella descrizione dei protagonisti, come quella del giornalista che «asseriva di avere scelto la professione … solo perché finiva in “ista”, persuaso com’era che le professioni in “ato” e “ore” … facessero schifo» o nella descrizione delle stramberie locali: «i castrojesi non passeranno alla storia per avere scritto la Norma o il Gattopardo, ma per avere scambiato nel ’42 gli americani per tedeschi che parlavano inglese».
Bella ed estremamente divertente, la storia è davvero originale. È di una comicità brillante, fatta di trovate geniali e di un susseguirsi di battute e colpi di scena. Ma è altresì una breccia aperta sul futuro, grazie all’acuto spirito di osservazione dello scrittore che, nell’atteggiamento del “lombardo” intravede già quello stravagante conformismo che caratterizza i nostri tempi.

Marilena Genovese, Literary.it  12/2009

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